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CILIEGIE …. UNA TIRA L’ALTRA

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Il ciliegio (Prunus  Avium L. appartenente alla famiglia delle Rosaceae) vive nelle zone temperate. Tutte le varietà derivano da due specie: il ciliegio selvatico dolce ed il ciliegio acido, entrambi originari dell’Asia Minore da dove giunsero in Europa in tempi molto remoti e qui, ancora oggi, crescono spontaneamente, in particolare il ciliegio dolce.d esso si possono ricondurre tutte le varietà di frutti tenerini e duracini, tondetti, ovoleggianti  o cuoriformi, con peduncolo lungo, di colore giallo, rosso o rosso scuro, con polpa dolce; al ciliegio acido appartengono l’amarena, la visciola e la marasca.

Il frutto è ricco di vitamina C ed A, manganese, rame, flavonoidi, terpeni, melatonina, possiede ottime proprietà antinfiammatorie, utile contro l’insonnia, la gotta, antitumorale. È un ottimo antiossidante in quanto una manciata di ciliegie apporta 547 punti ORAC (Oxigen Radical Absorbance Capacity, punti anti-invecchiamento), contengono un’elevata quantità di antocianine particolarmente utili nel proteggere l’endotelio dei vasi sanguigni ed assunte sotto qualsiasi forma apportano nutrienti utili per il sistema cardiovascolare.

Bibliografia:

-Monastero Certosa di Pavia _  La medicina dei semplici _  Ed. Torchio de’ Ricci 2004

-Aquili, G. Bellotti, C.Bosso, A. Stangalini _ Alimenti, integratori alimentari, malattie _ Ed. Emme                              Distribuzione s.r.l. 2014

-Spinelli _ Il colesterolo

PRIMAVERA TEMPO DI POLLINI E DI … ALLERGIE

Si possono distinguere tre tipi di allergie: alimentari , respiratorie e da contatto.

Dal punto di vista immunologico possiamo distinguere, in particolare per le reazioni ai cibi, tre diversi tipi di reazioni:

ALLERGIE: reazioni immunologiche mediate da anticorpi IGE

IPERSENSIBILITÀ: reazioni immunologiche di altra natura (non mediate da anticorpi IGE)

REAZIONI AVVERSE: reazioni non immunologiche

Le allergie alimentari sono disturbi clinici che compaiono in individui che, in seguito all’assunzione di alcuni alimenti, producono anticorpi della classe IGE. I disturbi più comuni sono orticaria, edema delle mucose, angio-edema della glottide, disturbi gastrointestinali.

Gli alimenti che più frequentemente possono indurre allergia sono:

  • uova

  • latte

  • pesce

  • crostacei

  • arachidi

  • nocciole

  • soia

  • frumento

meno frequentemente

  • mela

  • noce

  • sedano

  • pomodoro

  • banana

  • kiwi

  • pesca

  • carota

È bene tenere presente che può presentarsi reazione crociata (cioè manifestarsi comunque l’allergia) tra alimenti ed altri allergeni (sostanze che inducono allergia):

mela:  carota, patata, polline di betulla

carota: sedano, anice, mela, patata, segale, frumento, ananas, avocado, polline di betulla

cereali: frumento, segale, orzo, avena, granoturco, riso, polline di graminacee

merluzzo: anguilla, sgombro, salmone, trota, tonno

latte di mucca: latte di asina, di capra e di animali simili

uova: albume, lisozima, tuorlo, ovoalbumina

aglio: cipolla, asparago

miele: contaminazione di polline di Composite

piselli: lenticchie, liquirizia, semi di soia, fagioli bianchi, noccioline americane, finocchio

pesca: albicocca, prugna, banana

noce americana: noccioline, noce, noce brasiliana

riso: cereali, granoturco, polline di segale

gamberetto: granchio, aragosta, calamaro, gambero, acari

Le allergie respiratorie sono patologie anch’esse mediate da anticorpi della classe IGE che in seguito ad inalazione di pollini, di graminacee, composite, alberi, erbe, miceti e muffe, derivati epidermici, acari, si manifestano con disturbi quali asma, rinite, orticaria, eczema. Anche in questo caso si possono avere reazioni crociate tra allergie ai pollini ed alimenti, può essere pertanto utile eliminare alcuni alimenti che possono scatenare reazioni allergiche respiratorie associate a volte a disturbi gastro-intestinali, in particolare sono state evidenziate le seguenti reazioni crociate:

ambrosia: banana, melone

artemisia: anguria, banana, camomilla, melone, sedano, zucca

betulla: albicocca, arachidi, banana, carota, ciliegia, finocchio, mela, nocciola, noce, patata, pera, pesca, sedano

composite: anguria, banana, camomilla, mela, sedano, melone, zucca

graminacee: albicocca, anguria, arachidi, arancia, ciliegia, frumento, kiwi, mandorla, melone, pesca, pomodoro, prugna

parietaria: basilico, ciliegia, grano saraceno, melone, ortica, piselli

lattice: avocado, banana, castagna, kiwi

Le allergie da contatto infine sono quelle che si manifestano in seguito al contatto con l’allergene. Tipica è l’allergia al nichel, particolarmente problematica poiché quasi tutti gli alimenti contengono nichel e quindi possono indurre disturbi anche gravi.

Ricordo gli alimenti a maggiore contenuto di nichel:

verdure ed ortaggi: pomodoro, spinaci, cipolle, cavoli, cavolini di bruxelles, asparagi, funghi, porro

pane e cereali: cereali integrali, avena, miglio, grano saraceno, mais, pane integrale, pane di più cereali, crusca di grano e prodotti derivati

pesce: crostacei, frutti di mare, tonno, sgombro, bottarga, salmone

uova

frutta: pere, kiwi, prugne, uva e uvetta secca, ananas, lamponi e frutti di bosco, noci, arachidi, nocciole

farine: farine integrali, farine di mais

legumi: lenticchie, soia, fagioli, piselli

condimenti: grassi vegetali idrogenati, oli vegetali misti, olio di arachidi, olio di soia

bevande: vino rosso, birra, tè lasciato a lungo in infusione, caffè in quantità superiore ad una tazzina al giorno

altro: rabarbaro, liquirizia, cacao e cioccolato, lievito in polvere

Bibliografia:

  1. Lauletta _ Reazioni avverse agli alimenti

  2. Boschiero, A. Semenzato _ Allergie, intolleranze, reazioni avverse agli alimenti – Alterazioni della risposta immunitaria e del metabolismo _ Rev.0 del 31/03/2007

  3. Aquili, G. Bellotti, C. Bosso, A. Stangalini _ Alimenti, integratori alimentari, malattie _ Ed. Emme Distribuzione s.r.l. 2014

ALIMENTAZIONE E QUARANTENA

Quello appena trascorso è stato un periodo difficile per tutti e sotto tutti i punti di vista.

Siamo stati, nostro malgrado, chiusi in casa per due mesi, abbiamo riscoperto alcune cose che, forse, avevamo dimenticato e, nello stesso tempo, ci siamo concessi qualche piccolo piacere in più anche attraverso il cibo.

Adesso che la quarantena è finita possiamo finalmente uscire, muoverci di più, restare di più all’aria aperta e riprendere le nostre abitudini, comprese le buone abitudini alimentari, per ritrovare a pieno la nostra forma migliore e, se queste buone abitudini non le avevamo, beh … forse è arrivato il momento di farci un pensierino.

Si parla di alimentazione e quarantena su Livesocial – Radio News 24

MARZO 2020 – CAMPAGNA “SCHIENA FELICE”

Il mese di marzo è dedicato alla prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici della colonna vertebrale attraverso la campagna “Schiena felice” promossa dalla rivista “Elisir di salute” con CIP (Circuito Informazione e Prevenzione) cui lo studio aderisce.

Poiché obesità e sovrappeso possono causare o contribuire all’insorgenza di mal di schiena, dolori articolari e tensioni muscolari.

L’eccesso di peso costringe la colonna vertebrale ad assorbire con difficoltà i carichi di troppo, determinando tensione eccessiva sui muscoli e facendo pressione sui tessuti molli intorno alle vertebre ed il protrarsi di questa situazione può portare ad una compromissione più grave fino ad arrivare a disturbi come ernia del disco e sciatalgia, per questo è importante mantenere un peso corporeo adeguato.

Presentazione Schiena felice_3 ed-1

CEREALI … NON SOLO GRANO

I cereali, alimento cardine della Dieta Mediterranea, sono tra gli alimenti più antichi utilizzati dall’uomo per la sua alimentazione (circa 10.000 a.C.). Dal punto di vista nutrizionale sono particolarmente interessanti i così detti “grani antichi” che, cioè, non hanno subito nel tempo incroci e/o modificazioni genetiche.
Il GRANO o FRUMENTO è senz’altro il più conosciuto ed utilizzato anche se, negli ultimi tempi, c’è stata una riscoperta di altri cereali alternativi. Il frumento contiene carboidrati, proteine, sali minerali, vitamine del gruppo B, vitamina E, cellulosa.
Dei “grani antichi” ricordo il grano tenero Solina, di cui si trova citazione in documenti risalenti al 500 d.C. È un po’ il capostipite di tutti i grani teneri e, secondo la tradizione, è considerato il migliore per la produzione di pane, dolci tipici, paste tradizionali fatte a mano; è molto povero di glutine. Tra i grani duri cito il Saragolla, dello stesso gruppo genetico del grano Kamut; originario dell’Anatolia fu introdotto nel sud Italia fino dal 400 d.C., non va però confuso con un omonimo grano duro frutto d’incroci e registrato nel 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Ha caratteristiche simili al grano duro Senatore Cappelli che, agli inizi del novecento, ha in gran parte sostituito il Saragolla. Ottimo per la produzione di pane e pasta, è ricco di proteine e povero di glutine e grassi e contiene calcio, ferro, magnesio, potassio, fosforo, selenio, sodio, zinco, fibre, beta-carotene, vitamine C ed E. A proposito di kamut vale la pena ricordare che questo non è il nome di un grano, ma è il marchio commerciale dato ad una varietà di grano duro originario dell’Anatolia (il Triticum Turgidum o Khorasan) dalla società Kamut International ltd, registrato negli Stati Uniti, coltivato in Stati Uniti e Canada e venduto
in regime di monopolio.
Il FARRO è stato il primo cereale utilizzato dall’uomo, infatti alcuni chicchi rinvenuti in Turchia vengono fatti risalire con precisione, grazie all’analisi al carbonio, a 12.000 anni fa; dalla sua lavorazione con la pietra (proprio da farro deriva la parola farina) si otteneva il “puls” (cibo molto gradito ai soldati romani), una farina con cui si preparavano polenta e focacce.
Questo cereale viene anche detto “uovo vegetale” per la sua ricchezza in nutrienti, è l’unico a contenere tutti gli aminoacidi essenziali, oltre a sali minerali (calcio, magnesio, ferro, sodio, fosforo, zolfo, silicio, potassio), vitamine (B1, B2, D, E, K, PP), oligoelementi (zinco, rame, manganese, , iodio, …); per quanto riguarda il magnesio ne contiene il 40% in più rispetto agli altri cereali, questo oligoelemento è molto importante in quanto funziona da attivatore in molti processi metabolici-energetici e pertanto utile al funzionamento di fegato e cervello e all’equilibrio nervoso.
L’AVENA è un cereale molto ricco dal punto di vista nutrizionale, molto adatto a bambini ed anziani dal momento che contiene molte proteine, fibre, pochi carboidrati, minerali quali potassio, ferro, calcio, sodio, fosforo, magnesio, vitamine del gruppo B, vitamina D e PP. Diuretica e lassativa, non è adatta a chi è magro e nervoso, a chi soffre il caldo (è considerata un cereale riscaldante), a chi è affetto da ipertiroidismo e a chi soffre di calcolosi da ossalati. La sua fibra è ricca di beta-glucani utili a regolarizzare i picchi d’insulina, pertanto risulta adatta a diabetici e soggetti in sovrappeso ed in situazioni di ipercolesterolemia.

L’ORZO è uno dei cereali più antichi, conosciuto e coltivato da tutte le grandi civiltà come Cinesi, Sumeri, Egizi, Assiri, Romani, Tibetani, Celti. Facilmente digeribile ed energetico, possiede la proprietà di migliorare la concentrazione e l’attività psico-fisica in generale, contiene proteine, acidi grassi essenziali, carboidrati, vitamine, minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, zinco, antiossidanti e fibre solubili, ricco di beta-glucani con funzione energetica, di stimolazione del sistema immunitario e di regolazione dei livelli di zuccheri e colesterolo nel sangue. È un buon decongestionante e disintossicante dell’apparato digerente ed avendo un basso indice glicemico è adatto a diabetici e persone in sovrappeso.
Non adatto a chi soffre di calcolosi da ossalati.
Durante il Medio Evo la coltivazione della SEGALE, in Europa, era più importante di quella del frumento, attualmente è ancora diffusa soprattutto nelle regioni nordiche. La farina di segale è ricca di fibre, proteine, carboidrati, lipidi, sali minerali quali fosforo, calcio e ferro, vitamine B1, B2, PP ed E, contiene importanti quantità di lisina, aminoacido essenziale per l’uomo. Utile in caso di stitichezza, disturbi digestivi, arteriosclerosi, ipercolesterolemia, diabete, in quanto possiede un indice glicemico relativamente basso.
Il SORGO (dal latino “surgo”= alzarsi, quindi velocità di crescita) è uno dei cereali più antichi per coltivazione, come dimostrano alcuni reperti archeologici risalenti al 2.200 a.C., le varietà coltivate attualmente pare abbiano avuto origine in Africa e Cina alcune migliaia di anni fa. È un cereale privo di glutine, pertanto adatto anche a soggetti celiaci, ricco di fibre, altamente digeribile e facilmente assimilabile; contiene proteine, lipidi, carboidrati (amilosio e 70-80% di amilopectina), alcuni aminoacidi essenziali, è carente però di lisina, ferro, calcio, potassio, vitamina B3, vitamina E, antiossidanti e fitocomposti come acidi fenolici, fitosteroli e flavonoidi.
Una citazione a parte per il GRANO SARACENO che, a dispetto del nome impropriamente attribuitogli, non è un cereale ma un’erba appartenente alla famiglia delle Poligonaceae. La citazione è pienamente meritata in quanto questo pseudo-cereale è ricco di proteine ad alto valore biologico, che contengono tutti gli otto aminoacidi essenziali in proporzione ottimale, tra cui la lisina spesso carente nei cereali. È una buona fonte di fibre e di minerali, in particolare manganese e magnesio, di vitamine del gruppo B e PP, di lecitina e rutina. Le sue proteine sono prive di glutine, il che lo rende leggero e facilmente digeribile oltre che adatto ai celiaci, adatto anche ai diabetici poiché a basso indice glicemico.

Bibliografia:
Monastero Certosa di Pavia _ La medicina dei semplici _ Ed. Torchio de’ Ricci 2004
C. Aquili, G. Bellotti, C. Bosso, A. Stangalini _ Alimenti, integratori alimentari, malattie _ Ed. Emme Distribuzione s.r.l. 2014                                                                                                                                                                 S. Spinelli _ Il colesterolo

CONOSCIAMO MEGLIO I PRODOTTI DELL’ALVEARE

IL MIELE
Tra gli alimenti più antichi dell’umanità. Le prime testimonianze del suo utilizzo risalgono agli Egizi (circa 5.000 anni fa), essi usavano deporre coppe colme di miele accanto alle mummie in modo che il defunto potesse consumarlo durante il suo viaggio nell’aldilà. In passato si preparava l’idromele, prima bevanda alcolica dell’Europa settentrionale.
Le api producono il miele dal nettare dei fiori, miscelandolo con sostanze proprie e lasciandolo maturare nei favi, esse visitano migliaia di specie floreali, da alcune di queste si ricavano mieli monofloreali (in genere più pregiati e dal sapore più deciso) altre concorrono a produrre le varietà millefiori. A seconda del fiore da cui è ricavato il miele ha caratteristiche diverse: aroma delicato ed aspetto limpido e liquido per il miele d’acacia disintossicante ed antinfiammatorio delle vie respiratorie, profumo intenso e proprietà sedative per quello di tiglio, sapore amarognolo ed aspetto denso e scuro per quello di castagno antinfiammatorio ed antibatterico ricco di vitamine C e B e sali minerali, sapore pungente ed effetto espettorante per quello d’eucalipto, diuretico e calmante quello di erica.
Il miele è composto da due zuccheri monosaccaridi a rapido assorbimento, fruttosio e glucosio, mentre il saccarosio è presente in minima quantità. Oltre agli zuccheri contiene acidi organici, minerali ed oligoelementi, vitamine, enzimi e polline. È un ottimo dolcificante e può essere sostituito allo zucchero rispetto al quale è più dolce, meno calorico e con Indice Glicemico inferiore.
LA PAPPA REALE
È una secrezione prodotta dalle ghiandole ipofaringee e mandibolari delle api nutrici, acidula e poco zuccherina è utilizzata per nutrire le larve nei primi tre giorni di vita, solo l’ape regina se ne nutre per tutta la vita.
Ha un alto valore nutrizionale poiché contiene vitamine, proteine, aminoacidi, glucidi ed un fattore antibiotico oltre ad ormoni e ad un fattore di crescita che permette all’ape regina di aumentare il suo peso corporeo di 1.800 volte in soli cinque giorni.
Numerose le sue proprietà: stimola l’appetito e la crescita, riduce l’astenia fisica e mentale, normalizza l’attività ovarica, stimola il metabolismo, rallenta l’invecchiamento. Ottima per aumentare il rendimento
psicofisico.
IL POLLINE
È la sostanza fecondatrice dei fiori, di consistenza polverosa e di colore variabile a seconda del fiore da cui proviene. Anche il polline possiede alto valore nutrizionale e biologico poiché contiene vitamine, proteine, aminoacidi, zuccheri, sali minerali, enzimi ed ormoni della crescita, è stata inoltre constatata la presenza di DNA ed RNA (le basi della materia vivente). È rinvigorente per l’organismo, accresce la resistenza alla fatica psico-fisica, aumenta le difese immunitarie, combatte influenza, ipertensione e stati nervosi, è antianemico ed antidepressivo.
Controindicato solo in caso si allergia.
LA PROPOLI
È una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle gemme e dalla corteccia di alcune piante, in particolare pioppi, betulle, abeti, pini e querce, staccandola a gran fatica con le mandibole e riponendola nella sacca raccogli polline. È utilizzata per chiudere le fessure dell’alveare, per rinforzare l’entrata dell’arnia, per riparare i favi.
È composta da resine, balsami, olii essenziali, pollini oltre ad alcune materie estranee come minuscoli frammenti di legno e pezzetti d’ape; il colore e l’odore variano a seconda della pianta di provenienza. Ha proprietà antiossidanti, antibatteriche, fungicide e cicatrizzanti. È utilizzata anche per contrastare le affezioni delle vie respiratorie e talvolta come digestivo.

Bibliografia:
Monastero Certosa di Pavia _ La medicina dei semplici _ Ed. Torchio de’ Ricci 2004
C. Aquili, G. Bellotti, C. Bosso, A. Stangalini _ Alimenti, integratori alimentari, malattie _ Ed. Emme Distribuzione s.r.l. 2014

DIETA E SALUTE DELL’OSSO

Quello della salute dell’osso è un problema alquanto diffuso, almeno a giudicare dalle composizioni corporee di molti pazienti, in quanto spesso viene evidenziato un probabile stato di osteopenia se non addirittura osteoporosi.

I processi metabolici che avvengono all’interno dell’organismo portano a continue variazioni del pH in un continuo susseguirsi di apporto-eliminazione di “acidi” e “basi”, l’organismo deve pertanto continuamente far fronte a queste variazioni e mantenere il pH ad un valore fisiologico (pH 7.38 – 7.44). Il metabolismo di carboidrati e grassi produce CO2 (acidosi volatile o respiratoria) mentre il metabolismo proteico porta alla formazione di acido solforico e acido fosforico (acidosi fissa). L’organismo ha a disposizione alcuni meccanismi in grado di mantenere l’omeostasi (equilibrio) acido-base.

La funzione respiratoria, quella renale e i sistemi tampone dell’organismo interagiscono tra loro per controllare il pH dei liquidi organici con estrema precisione; quando i tamponi sono saturi o alterati, o vi sia un danno respiratorio o renale, il pH oltrepassa questi limiti determinando la comparsa dei sintomi di acidosi. Oscillazioni temporanee del pH sono frequenti e nella maggior parte dei casi vengono rapidamente recuperate, ma, se la situazione che ha determinato il disturbo permane, il pH può rimanere alterato. Ci sono molte cause che determinano una condizione di squilibrio del sistema acido-base: le più serie riguardano condizioni patologiche (patologie del SNC coinvolgenti i riflessi respiratori e circolatori), ma ce ne sono altre che appartengono alla vita quotidiana e che ci possono esporre a tale condizione e sono stress e alcool, sport intenso, fumo, vita sedentaria, insufficiente apporto di liquidi, uso prolungato di farmaci, eccesso di alimenti acidificanti quali carne, formaggi, salumi o insufficiente apporto di alimenti alcalinizzanti (frutta, verdura).

Una delle prime soluzioni, in caso di lieve acidosi, è rappresentata da una corretta alimentazione che prevede l’assunzione di quantità adeguate di frutta e verdura (alimenti basici); negli ultimi anni si è notata la relazione positiva tra un elevato consumo di frutta e verdura e indici di salute ossea: svariate patologie possono essere prevenute o arrestate nella loro progressione grazie a condizioni di basicità nell’organismo. Si parla di assunzione di frutta e verdura poiché questi gruppi di alimenti nella digestione vengono ossidati formando acido carbonico che dissociandosi forma carbonati (es. carbonato di sodio) quindi formano elementi tampone a differenza di proteine e carboidrati che portano alla formazione di sostanze acide.

Tuttavia la dieta contemporanea è ricca di carboidrati e di sodio mentre risulta povera di frutta e verdura, fibre, magnesio e potassio, inoltre contiene quantità eccessive di prodotti di origine animale, pertanto vengono prodotti anioni non metabolizzabili la cui entità aumenta progressivamente con l’invecchiamento a causa del declino fisiologico della funzione renale.

L’importanza di contrastare una condizione di acidosi risiede nella serie di disturbi che questa può causare: stanchezza cronica, disturbi del sonno, dolori articolari, aumentata suscettibilità alle allergie, infiammazioni frequenti (solo alcuni dei MUS indagati durante la visita nutrizionale). Ma l’argomento forse più interessante che riguarda l’equilibrio acido-base è rappresentato dall’osteoporosiil tessuto osseo riveste un ruolo fondamentale nel bilanciamento del pH corporeo, costituendo di per sé un sistema tampone contro l’acidosi; condizioni di acidosi sono associate a demineralizzazione ossea, ipercalciuria e bilancio negativo di Calcio. Nel corpo, in presenza di sufficienti quantità di basi per tamponare la formazione di scarti metabolici acidi, tutto funziona perfettamente, ma, se ciò non si verifica, l’organismo deve far ricorso alle riserve che possiede e che normalmente hanno altre funzioni, per esempio i fosfati e i carbonati presenti nelle ossa che hanno funzione strutturale; attingere da questa fonte porta alla decalcificazione che a sua volta può ovviamente portare all’aumento della fragilità ossea e ad ipercalcemia. (1)

Fin dagli anni 80 sono stati condotti numerosi studi per valutare l’eventuale effetto della dieta sulla salute del tessuto osseo, prendendo in considerazione diete onnivore, vegetariane e vegane. Tutti gli studi sono giunti alla conclusione che, a dispetto del minore introito di proteine e calcio, la salute dell’osso di vegetariani  e vegani è protetta dal basso carico acido renale della loro dieta. Soltanto i vegani potrebbero avere una diminuita BMD (Densità Minerale Ossea) ed un aumentato rischio di fratture e questo riguarda soprattutto vegani che consumano basse quantità di calcio. (2)

In conclusione si può senz’altro affermare che una dieta a basso PRAL (Potential Renal Acid Load) non può che giovare alla salute dell’osso anche negli onnivori, dal momento che, come detto, l’ambiente acido porta ad una diminuzione del pH con conseguente destrutturazione della massa ossea.

Bibliografia:

  1. Boschiero Dario, Converso Laura, “Acidosi fissa, volatile, sistemi tampone – B-buffer”, rev.0 del 04/10/2011, portaledinu.it

  2. Burkhardt Peter, “The role of low acid load in vegetarian diet on bone health: a narrative review”, Swiss Med Wkly. 2016;146:w14277, smw.ch

19-24 SETTEMBRE 2016 SETTIMANA DELLA DIETA MEDITERRANEA

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato alle abitudini alimentari diffuse in alcuni paesi del bacino mediterraneo negli anni Cinquanta. Padre della dieta fu Ancel Keys, che per primo intuì la relazione tra alimentazione e stato di salute arrivando a evidenziare i benefici dello stile alimentare del Mediterraneo.

L’alimentazione mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio immateriale dell’Umanità, è uno “stile di vita alimentare” che si fonda sulla qualità degli alimenti, quali olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità.

Come indicato anche dall’UNESCO

«La dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.»

Diversi studi hanno dimostrato che la dieta mediterranea presenta numerosi vantaggi per la nostra salute: aiuta a perdere pesopreviene malattie cardiovascolari, in quanto mantiene sotto controllo colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa e il livello di zuccheri nel sangue, riduce il rischio di diabete, grazie a un elevato consumo di vegetali, cereali e un basso apporto di grassi e zuccheri. Inoltre, la dieta mediterranea, prevedendo l’integrazione di diversi alimenti, mantiene il cuore sano e facilita il mantenimento di un peso corporeo adeguato.

I 5 vantaggi della dieta mediterranea

Sanitarie – nutrizionali

È uno dei regimi alimentari più sani tra quelli conosciuti, ed è riconosciuto a livello mondiale. Per questo l’UNESCO considera la dieta mediterranea Patrimonio immateriale dell’Umanità. È stato inoltre riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale il ruolo preventivo per le patologie cardiovascolari, metaboliche e cronico degenerative e come unico modello nutrizionale che può migliorare lo stato di salute.

Ambientali

Ha un impatto sull’ambiente minore rispetto ad altre diete, basate su un eccesso di grassi animali, in relazione dei principi di biodiversità, stagionalità e frugalità.

Qualità e sicurezza alimentare

La dieta mediterranea si fonda sulla qualità dei prodotti e sulla tutela della sicurezza alimentare dei consumatori.

Sociali

Alla base dello stile di vita alimentare mediterraneo c’è la consapevolezza alimentare, il legame con il territorio, la convivialità, l’identità, lo scambio tra i popoli del Mediterraneo.

Economiche

Riduzione della spesa sanitaria nazionale, risparmio per i consumatori, valorizzazione delle imprese locali e dei territori.

PERCHÉ EDUCAZIONE ALIMENTARE

Di norma in corrispondenza di alcuni periodi dell’anno, in particolare prima dell’estate e dopo le feste, si tende a pensare alla dieta, in realtà essa andrebbe curata tutto l’anno, non soltanto per controllare i chili di troppo, ma soprattutto per la salute del nostro organismo. Oltre al peso è importante tenere sotto controllo la misura del girovita che non dovrebbe superare 94 cm per l’uomo e 80 cm per la donna.

Buone abitudini alimentari aiutano non solo il recupero o il mantenimento del giusto peso corporeo, ma principalmente aiutano a prevenire patologie anche gravi del nostro tempo come obesità e sovrappeso, sindrome metabolica, diabete, malattie cardiovascolari nonché patologie cronico-degenerative ed alcuni tipi di tumore.

Oggi abbiamo a disposizione tutto il cibo che desideriamo perciò, poiché esistono profonde correlazioni tra nutrizione e salute-benessere, è importante ricercare un regime alimentare sobrio, qualitativamente migliore e personalizzato. Si è visto che la riduzione di peso di 4,5 kg riduce il rischio di diabete del 30%, in particolare il solo intervento dietetico riduce il diabete di tipo 2 del 33 % nella popolazione a rischio mentre l’intervento sullo stile di vita (dieta + attività fisica) lo riduce del 50%, inoltre circa 1/3 dei tumori ha cause alimentari.

Già Ippocrate nel 400 a. C. sosteneva: “Mangiare senza giudizio quando si è sani, significa costruire la propria malattia. Mangiare senza giudizio quando si è malati, significa nutrire la propria malattia.” 

Ecco gli errori più comuni imposti dalla civilizzazione e dai ritmi di vita attuali:

– troppo in fretta

– troppo abbondante

– troppo spesso

– troppo e tardi alla sera

L’educazione alimentare è importante a qualsiasi età, ma ancor di più nei bambini, in quanto le buone o cattive abitudini apprese da piccoli si mantengono per tutta la vita e, quasi certamente, un bambino o adolescente obeso o sovrappeso sarà un adulto obeso o sovrappeso con le conseguenze che ne derivano.

In Italia 1 bambino su 10 è in sovrappeso o obeso.

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